Reportage di viaggio
Kenya

  • Sterminate savane
  • Kilimangiaro
  • Feroci felini
Loisirs

2011
Alle falde del Kilimangiaro
Mandrie di zebre e gazzelle, cortei di elefanti e feroci felini in agguato: tutto questo e molto di più si può ammirare durante un safari nelle sterminate savane del Kenya ai piedi del Kilimangiaro. Nella culla dell’umanità.

Il minibus sobbalza sulla strada di terra battuta. Ogni tanto uno scossone più forte ci costringe a togliere gli occhi dai binocoli, che dal tetto aperto dirigiamo come radar da una parte all’altra del campo visivo. Sullo sfondo una densa coltre di nuvole nasconde la cima arrotondata del Kilimangiaro, la vetta d’Africa, impedendo di vedere il cono perennemente innevato di questo antico vulcano che sfiora i 6000 metri di quota… È uno spettacolo che affascina sempre anche gli stessi africani, per i quali è praticamente l’unica occasione per vedere la neve. Ad un tratto Josiah, la guida, arresta il veicolo a fianco di un altro minibus fermo ai margini della pianura. Dal suo tetto sollevato spunta un gruppetto di turisti che, in assoluto silenzio, stanno puntando binocoli ed enormi obiettivi fotografici verso l’erba alta. Ad occhio nudo non si intravede assolutamente niente: solo erba, qualche arbusto e un rado boschetto di alberelli sullo sfondo. Nessuna forma di vita. Ma dopo un attimo di osservazione, Josiah sussurra eccitato: «Ceetah, ceetah!», vocabolo che in tutta l’Africa vuol dire: «ghepardo». E allunga il dito verso un punto ben preciso. Di scatto, zoom e binocoli mirano in quella direzione. Grazie alle loro potenti lenti, ora si vede qualcosa: laggiù a 150–200 metri, acquattato nell’erba, perfettamente mimetizzato grazie alla sua pelliccia maculata, si cela immobile il predatore. Spuntano appena le orecchie e la coda che sventola nervosa per scacciare le mosche. Sta aspettando le gazzelle. Solo allora scatterà fuori con un balzo felino e… si compirà la feroce legge della savana, la sola che vale qui nel Parco nazionale di Amboseli, in Kenya.

Non è uno zoo

Vedendo questa scena e il paesaggio che le fa da contorno viene da pensare che, se è vero che l’essere umano ha visto la luce milioni d’anni fa sugli sterminati altopiani del Kenya, allora è proprio qui che doveva trovarsi il rimpianto Paradiso terrestre. Come è proprio in questa totale immersione in un mondo primordiale che sta l’essenza intima di un safari fotografico. È l’incontro casuale con gli animali selvaggi, senza il filtro di un recinto come avviene negli zoo. Nei parchi del Kenya nessuno sa già all’inizio quali e quanti animali vedrà. Se capita d’incontrare per tutto il giorno solo qualche gazzella e nessun leone, è inutile prendersela con la povera guida, che in alcun caso può uscire dalle piste battute. D’altronde, si ricordi sempre che questo è un posto dove da «cacciatore» ci si può trasformare in «preda». Qui non ci sono animali «da circo», perfino i simpatici babbuini possono diventare aggressivi.

Oro verde

Dopo cena, si sta al riparo nelle tende del «safari camp» ormai sprofondato nell’oscurità. Fuori riecheggia la musica della notte africana, un «concerto» di chissà quali insetti sovrastato ogni tanto dai lamenti di una iena affamata in lontananza. Sdraiati sui letti protetti dalle zanzariere, al lume di candela molti «cacciatori di immagini » stanno leggendo «Verdi colline d’Africa», un classico di Ernest Hemingway. Storie di safari d’altri tempi, dove per settimane si andava in giro per la savana kenyana in cerca di trofei a cui sparare. Oggi, per fortuna, cacciare animali per puro sport è assolutamente vietato. Da decenni il Kenya è in prima linea nella difesa della fauna selvatica e oggi conta 51 parchi nazionali e riserve naturali, per una superficie complessiva pari circa a quella dell’intera Svizzera. Finalmente, tutta la popolazione kenyana – compresi i fieri Masai sempre in cerca di pascoli per le loro vacche – ha capito quale prezioso capitale rappresenta la natura preservata allo stato puro. E così adesso tutti riconoscono il valore economico di questo «oro verde», che assicura l’arrivo continuo di turisti.

Leoni all’ombra

L’indomani di buon mattino si parte verso il Parco nazionale di Tsavo. Quella di Tsavo è un’enorme riserva naturalistica, di oltre 20000 km2, divisa in Est e Ovest dalla strada che collega il porto di Mombasa alla capitale Nairobi. E subito, il lungo percorso verso una delle uscite dal parco si trasforma nell’ennesimo show. La pianura è affollata di mandrie di gazzelle e antilopi di ogni specie, intente a brucare placidamente l’erba assieme a qualche esemplare di zebra e di bufalo. In un boschetto di acacie fanno capolino alcune giraffe dall’aria simpatica. Poi sorpresa: un gruppo di leoni si sta facendo fotografare senza scomporsi all’ombra di un albero ai bordi della strada. Intanto, il vento ha spazzato le nubi lasciando scoperta la vetta imbiancata del Kilimangiaro. Ai suoi piedi sfilano gli elefanti.

Il viaggio è stato organizzato dal tour operator specialista dell’Africa orientale Private Safaris. Altre immagini al sito: www.touring.ch

  • Testo & Immagini: Antonio Campagnuolo

Da sapere

  • Sconto soci: lo specialista Private Safaris offre ogni tipo di soggiorno, circuito e safari in Kenya, Tanzania, Ruanda e Uganda. Per i soci TCS c’è una riduzione di 100 fr. per persona sui pacchetti forfait dei cataloghi 2011 e 2012, valevole fino al 31.12.2012.
  • Prenotazioni: Private Safaris, africa@privatesafaris.ch, www.privatesafaris.ch, tel. 0443864646 o su www.viaggi-tcs.ch/circuiti
  • Al mare: si consiglia di abbinare un safari in Kenya con un soggiorno balneare sulle spiagge dell’Oceano Indiano.
  • Formalità: passaporto valido almeno sei mesi dopo il ritorno; il visto si può ottenere all’aeroporto d’arrivo.
  • Valuta: scellino kenyano (1 CHF vale ca. 110 KES); le principali carte di credito sono accettate anche nei campisafari dei parchi nazionali.
  • Lingue: swahili e inglese.

Una giraffa fa capolino tra i rami delle acacie.

Mandria di zebre nel Parco nazionale di Tsavo Ovest.

Giovani leoni riposano all’ombra, sazi della caccia notturna.

I tipici minibus dal tetto rialzato che si usano per i safari fotografici.