Reportage di viaggio
Prussia

  • Innumerevoli castelli e parchi
  • Incontri con persone eccezionali
  • Ricchezza culturale e tradizioni
Loisirs
Dicembre
2009
Prussia: terra di incontri

La Pologna non è stata risparmiata dalla vicende della Storia e ne porta evidenti le tracce. Questo viaggio dei lettori "Touring" vi farà conoscere donne dinamiche che danno un nuovo impulso alla loro terra ancestrale.

«Adesso mangiate prima qualcosa», dice Christel Dickti e, senza chiedere, riempie i piatti dei presenti di Königsberger Klöpse, le polpette in salsa bianca. Königsberg dista soltanto cento chilometri dalla tavola in cui viene servito con tanta generosità questo gustoso piatto tradizionale prussiano. Oggi Königsberg si chiama Kaliningrad e fa parte della Russia. In passato anche Mragowo, la località dell’attuale Polonia in cui si trova questa tavola di legno, portava il nome tedesco di Sensburg. E anche Christel, la nostra anfitriona ha un altro nome, quello ufficiale in polacco: Krystyna. Comunque Christel, prima tedesca poi polacca ed oggi cittadina dell’Unione europea, ha smesso da tempo di preoccuparsi della propria nazionalità. Tutti i suoi pensieri sono ora rivolti alla piccola attività che ha creato da sola circa vent’anni fa, dopo la caduta della Cortina di ferro. All’epoca Christel pensò che le migliaia di tedeschi che dopo la Seconda guerra mondiale furono costretti ad abbandonare la Prussia orientale, lasciando ogni loro avere, sarebbero tornati un giorno o l’altro per vedere cosa era accaduto alle loro città natali: Stettino, Danzica o Marienburg. E così è stato. Mentre durante il periodo comunista l’allora figlia di un contadino guadagnava un paio di zloty preparando i «dolci dei morti», oggi l’instancabile imprenditrice usa ogni anno tre tonnellate di farina per cucinare il dolce da offrire agli ospiti prussiani che soffrono di nostalgia e arrivano da queste parti. Nonostante la mole, il dolce è «morbido come l’ovatta», come lei stessa dichiara nel tipico dialetto prussiano dell’Est.

Polonia tedesca

Chi visita il paese trova ovunque testimonianze del periodo tedesco e di quello comunista: per esempio, la trascuratezza delle fattorie che salta subito all’occhio del visitatore. Due sono i motivi dello sfacelo di questi edifici costruiti in passato da tedeschi. Da un lato, durante l’economia comunista pianificata non si trovavano né calce né pittura per mantenere in buono stato un’abitazione. D’altro canto, queste case erano abitate da polacchi trapiantati, per la maggior parte provenienti dalla Lituania, che non sapevano se in futuro sarebbero stati costretti a restituirle ai legittimi proprietari. Perché allora ristrutturarle? L’ex Prussia orientale, però, vanta anche gioielli architettonici, come ad esempio il nucleo storico di Posen, arricchito dai palazzi costruiti da Giovanni Battista Quadro, architetto nato a Lugano e attivo in Polonia nel XVI secolo. Altri pregevoli monumenti storici sono il Marienburg, ritenuta la più grande costruzione in mattoni d’Europa, oppure il castello di Rogalin circondato da un fiabesco giardino alla francese con numerosi alberi di castagno vecchi perfino di 700 anni.

Una gita in battello

Il viaggio dei lettori di «Touring» prosegue attraverso la cosiddetta Svizzera Casciubica fino alle foreste e ai laghi della Masuria. Qui, lungo le sponde libere da costruzioni, non esistono sentieri panoramici e l’incontaminata bellezza del luogo si può godere appieno solo da un battello. A Nikolaiken, è in attesa dei passeggeri l’«Angelica», pilotata dal più anziano comandante della Masuria, il 75enne Lech Pietrzak. L’uomo dagli occhi bonari racconta volentieri la leggenda del Re Pesce di Nikolaiken e se si chiede, si viene anche a conoscenza di particolari sulla quotidianità vissuta sotto il comunismo: «Svolgevamo del lavoro non richiesto e retribuito con denaro con cui non potevamo comprare niente, una situazione incredibile», dice l’anziano marinaio scuotendo energicamente il capo. I tempi sono oggi migliori? Il comandante alza le spalle. Con la pensione di 1500 zloty non è facile sbarcare il lunario, e per guadagnarsi qualcosa in più trasporta, su richiesta, i turisti sui laghi masurici. «In compenso oggi abbiamo la libertà », aggiunge in tono conciliante.

Castello d’ambra

Danzica, la città anseatica del libero commercio. Qui spuntano dal suolo come funghi moderni alberghi dotati di ogni comfort. E chi passeggia attraverso il centro storico, vede non soltanto facciate la cui architettura assomiglia a quella di una favola e la più grande chiesa di mattoni rossi del mondo, ma anche innumerevoli botteghe dell’ambra che offrono gioielli di tutte le forme e dimensioni fabbricati con questa resina fossile che, con un po’ di fortuna, si può trovare durante una passeggiata lungo le coste del Baltico. Dall’ambra ha preso il nome anche il castello di Köslin. Non sempre, però, tutto splendeva nelle gradazioni giallo oro, racconta l’attuale proprietaria. Quando vent’anni fa Tamara Angelard s’innamorò del maniero in rovina, mancavano il tetto e tutti i mobili. È difficile immaginare come si possa pensare di creare, alla vista di un mucchio di rovine, un albergo con 67 stanze. Oggi chi guarda, da una camera individualmente ammobiliata, l’enorme parco con un lago, non può credere che un tempo tutta la zona fosse incolta. «Molti ospiti che hanno conosciuto in passato il castello dell’ambra dicono: «È proprio come lo ricordo», dice sorridendo la castellana. In effetti, Tamara Angelard nel corso dell’ultimo ventennio ha acquistato in Polonia e in Francia così tanti ninnoli e suppellettili che le camere, amorevolmente arredate, sembrano essere state sempre abitate da generazioni di grandi proprietari terrieri. Anche Anna Wagner è entrata nel settore turistico, ma in modo meno appariscente. L’insegnante di tedesco ha trasformato in una pensioncina la fattoria di mattoni rossi del bisnonno. Prevede pure di costruire un’area di stazionamento per camper, perché la presidente dell’associazione delle contadine ha intuito qui una nicchia di mercato. A chi pernotta, vengono servite a colazione uova al burro e conserve fatte in casa. Dalla sala da pranzo lo sguardo spazia sul vicino frutteto. «Gli alberi da frutto provengono dalla Lituania», dichiara Anna Wagner. E racconta di quando il nonno durante la Prima guerra mondiale trasportò un soldato ferito all’ospedale da campo. Pare che lo sconosciuto abbia promesso: «Se riesco a cavarmela, avrai mie notizie». A guerra finita arrivarono cento alberi da frutto con un biglietto che diceva: «Sono sopravvissuto».

In viaggio con il nuovo pullman Edelliner

Comodamente attraverso la Polonia: il pullman di lusso dell’impresa Edelline promette un viaggio sotto la volta stellata. Infatti, appena il veicolo si mette in moto, minuscole lampadine si accendono sul soffitto. Il nuovo Edelliner entra in servizio all’inizio dicembre di quest’anno e, oltre alle tinte chiare dell’abitacolo, offre ai passeggeri anche un’ampia libertà di movimento. I posti al piano inferiore sono sempre a disposizione dei passeggeri, perché non possono essere prenotati. Qui si trova anche una zona relax con un moderno bar in cui l’accompagnatrice, sempre presente, può preparare piccoli spuntini. Non mancano né il servizio di porcellana né la birra alla spina. Naturalmente il viaggio dei lettori di «Touring» è accompagnato da un’esperta guida.

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