Avventura a bordo dell’«Oro degli zar»
Da Pechino a Mosca, percorrendo 8000 km tra deserto, steppa e taiga. Il Viaggio dei lettori di «Touring» con il treno «Oro degli zar» è un’avventura colma di tesori culturali, meraviglie naturali e gioia di vivere.
Sembra proprio che il tragitto a bordo della transiberiana da Pechino a Mosca eserciti sugli europei un gran fascino. Molti viaggiatori descrivono il viaggio in treno come «un’avventura a lungo sognata che ora finalmente si realizza». Forse sono i 7923 km e i magnifici paesaggi, che scorrono dietro il finestrino, oppure semplicemente l’idea che si sta viaggiando lungo la linea ferroviaria più lunga del mondo che congiunge l’Asia all’Europa. Questo viaggio trasmette impressioni mozzafiato provenienti da tre culture, meravigliosi regni naturali e molte nuove conoscenze. Inoltre il viaggio a bordo del treno «Oro degli zar» è il metodo più confortevole per scoprire le distese di Cina, Mongolia e Russia: gli scompartimenti del treno sono di ottima lavorazione e diffondono un’atmosfera di romanticismo dell’epoca zarista, il personale è gentile e la cucina ottima.
Un «deserto verde»
Il Viaggio dei lettori di «Touring» conduce per 17 giorni da Pechino sino alla capitale della Mongolia Ulan Bator e poi attraverso le città russe Ulan Ude, Irkutsk sul Lago Baikal, Novosibirsk, Ekaterinburg, Kazan sino a Mosca. Dopo giorni impressionanti trascorsi a Pechino, il treno speciale conduce i suoi ospiti attraverso il deserto, per poi dopo poco immergersi nei verdi paesaggi collinari e nelle vaste steppe della Mongolia. La Mongolia è un Paese enorme, tre volte più grande della Germania. Su un totale di 2,7 milioni di abitanti, oltre un milione vive nella capitale Ulan Bator, dove il treno «oro degli zar» fa una sosta. La città sembra un tappeto dalle mille trame e ogni abitante ne costituisce una. Nel perimetro della città si allineano yurte bianche accanto a catapecchie di legno, ma attorno al palazzo del Parlamento sulla piazza Suchbaatarsi si ergono anche alcuni nuovi e moderni edifici in vetro e l’anno scorso in questa posizione prestigiosa è stata aperta una boutique di Louis Vuitton. La città è in pieno sviluppo, dappertutto regna un movimento indaffarato. Le attrazioni turistiche come ad esempio i saloni del Palazzo d’Inverno del Bogd Khan o il monastero di Gandan costituiscono oasi di tranquillità in mezzo al rumore quotidiano del traffico. Nel monastero si sentono solo i piccioni che tubano e qui, come vuole la tradizione, i visitatori girano attorno al tempio in senso orario e picchiano sui tamburi della preghiera, dove si trovano scritture sacre che, attraverso il movimento rotatorio, dovrebbero raggiungere il cielo. Chi si trova davanti ad un’importante fase della vita, è malato o vuole aiutare qualcuno, fa recitare tali scritture dai monaci: ognuna è specifica per qualcosa. Chi esce dalla città e si avventura sulle carreggiate sconnesse, intravvede sul ciglio della strada i nomadi che vendono funghi, fragole, latte di giumenta fermentato, pane fritto, formaggio, e tè caldo al latte salato. In circolazione ci sono molte auto, perlopiù veicoli d’occasione giapponesi, e così i conducenti devono essere anche dei discreti meccanici, perché in Mongolia non esiste un servizio di soccorso in caso di panne. Non appena ci si trova fuori dalla città, davanti all’osservatore si staglia un paesaggio mozzafiato. Questa regione porta il nome di «Svizzera della Mongolia», perché le rocce e le montagne qui ricordano i paesaggi elvetici. I prati, che si estendono sino all’orizzonte, sono di un verde saturo, con pennellate di rosa, giallo e viola dei fiori, e tra questi si possono scoprire un mucchio di stelle alpine. Al pascolo si possono scorgere numerosi animali, come cavalli, manzi, capre e pecore. Tutti, prima o poi, finiranno su un piatto, dato che i mongoli si cibano principalmente di carne, un alimento che serve a superare inverni che possono far scendere il termometro sino a segnare meno 40 gradi. In estate però il caldo è proprio piacevole. Durante tutto l’anno, i nomadi sui loro cavalli portano al pascolo le mandrie di manzi, cavalli e capre. Qui tutti sanno cavalcare, già da bambini.
Al lume di candela
Il Paese è vasto, ma l’afflusso costante di turisti fa sì che la Svizzera della Mongolia, 90 minuti a sud di Ulan Bator, sia piuttosto popolata. Innumerevoli campi di turisti si estendono a sinistra e a destra delle strade, ed è stato costruito addirittura un campo da golf. Per questo, ora lo spazio per il pascolo dei cavalli è più ristretto e i nomadi in inverno devono comprare fieno a caro prezzo, come hanno raccontato in prima persona in occasione di una visita nella loro yurta. Ciò nonostante: i nomadi approfittano del turismo e in molti possono permettersi una migliore qualità di vita. Il campo turistico di Buuveit nella Svizzera della Mongolia è stupendo e risveglia ricordi da boy scout. Si mangia in una grande yurta, si dorme in yurte più piccole a due posti, senza elettricità e senza acqua corrente, per contro si viene ricompensati con una buona dose di romanticismo da lume da candela. Escursioni a piedi e a cavallo tra bizzarre formazioni rocciose e prati verdi sgargianti offrono una straordinaria esperienza naturale. Un bel diversivo, rispetto al tran tran quotidiano a bordo del treno «Oro degli zar». Non appena il treno speciale prosegue in direzione della Siberia, il paesaggio cambia in modo decisivo. Le ampie distese della Mongolia vengono sostituite dalla taiga: è piatta, ci sono foreste di aghi con abeti rossi, pini, larici, ma anche betulle che compongono uno stupendo disegno naturale. Al confine russo-mongolo si devono compiere le formalità di dogana, poi la locomotiva fa manovra.
Numerose gite
A velocità ridotta, il treno sferraglia in direzione dell’Europa. Nella città del sudest della Siberia, Ulan Ude, la popolazione, i buriati, sono più asiatici, ma l’impronta russa si può già notare. E nelle città Irkutsk, Novosibirsk, Ekaterinburg, Kazan è ancora più evidente. Nel Viaggio dei lettori vengono offerte nei successivi 4400 km verso Mosca numerose gite con guide locali. Non solo per conoscere il Paese e i suoi abitanti, ma anche per respirare aria fresca. L’alloggio non è però confortevole: gli scompartimenti sono piccoli e il vicino sempre presente. Inoltre, anche il crepitare del treno dopo migliaia di chilometri può innervosire. Un’altra attrazione sulla via verso Mosca è il viaggio in barca sul Lago Baikal, e chi ha voglia, può fare il bagno nel lago di acqua dolce più profondo e più antico del mondo. La grigliata serale lascia spazio per discussioni con i compagni di viaggio, musica e ballo e una visita in un vero villaggio di cosacchi. Ma attenzione: chi viene invitato a bere vodka, non deve dire di no!
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